Fondi autostrade: Forza Italia accusa D'Alfonso

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(12/10/2018 - 17:29)

(ACRA) - "La frittata dei fondi degli abruzzesi, 250 milioni di euro, tolti alle priorità locali per destinarli alla messa in sicurezza delle autostrade A24 e A25 l'ha fatta l'ex Governatore D'Alfonso, che si è offerto volontariamente di usare le risorse regionali per un'opera che fa invece capo allo Stato. Su quella frittata c'ha poi messo il cappello il Movimento 5 Stelle che ha confermato la distrazione dei fondi, con il Ministro Toninelli che pensa di poter concordare con il consigliere Marcozzi l'utilizzo dei soldi degli abruzzesi. Oggi l'unica soluzione a quell'enorme pasticcio è la modifica immediata del Decreto Genova con un coefficiente paritario di impegno tra la Regione Abruzzo e la Regione Lazio e con il taglio lineare dell'1% dell'intero fondo per tutte le Regioni che, al pari dell'Abruzzo, aspetteranno tutte il saldo di quell'1% con due anni di ritardo prima di avviare le opere di sviluppo". Lo hanno dichiarato il consigliere regionale e presidente della Commissione Vigilanza, Mauro Febbo ed il capogruppo di Forza Italia alla Regione Abruzzo, Lorenzo Sospiri nel corso della conferenza stampa indetta su 'I danni del Partito Democratico e i pasticci del Movimento 5 Stelle sulle risorse necessarie per la messa in sicurezza dell'Autostrada A24 e dell'A25 che impediremo paghino gli abruzzesi'. "La vittima dell'intera vicenda inerente il taglio delle risorse è l'Abruzzo, i colpevoli sono due con ruoli diversi: il colpevole principale è sicuramente il Pd, regionale e nazionale, e poi il secondo è il pasticcione Movimento 5 Stelle – hanno spiegato Febbo e Sospiri - Tutto nasce dalla Legge Finanziaria in cui si decide che, in seguito al sisma de L'Aquila, l'A24 e l'A25 debbano subire dei lavori di messa in sicurezza sismica, per un importo stimato in 250 milioni di euro, a carico dello Stato. A Toto, detentore della concessione come Autostrada dei Parchi, vengono assegnati i fondi nella distribuzione annuale 2020-2022, ma i lavori andavano fatti subito. Autostrada dei Parchi afferma di non avere risorse in cassa dunque di non poter iniziare. E subito spunta fuori un benefattore-risolutore, l'allora Governatore D'Alfonso che si dissocia dal suo omologo laziale Zingaretti il quale giustamente fa notare che le autostrade sono infrastruttura nazionale e dunque, come per il ponte Morandi, la loro manutenzione straordinaria o ricostruzione è a carico dello Stato, e allora se il ponte Morandi lo ricostruisce lo Stato e non la Regione Liguria, perché l'A24 e l'A25 sarebbero a carico della Regione Lazio e dell'Abruzzo? No, D'Alfonso che è il 'risolutore', va in giunta il 9 luglio 2018 e, in conclamata incompatibilità, fa approvare dal Presidente facente funzioni Lolli la delibera 499 in cui decide, senza un confronto con gli Enti attuatori, che alcune opere non sono più fondamentali, taglia quindi il prolungamento dell'asse attrezzato sino al porto, taglia le opere di riqualificazione del materiale rotabile ferroviario e, in piena tragedia del ponte Morandi, dirotta le risorse sulle autostrade che hanno bisogno di sistemazione. Ora – hanno proseguito Febbo e Sospiri – è chiaro che il Presidente Lolli che ci convoca per lunedì 15 ottobre alle 10.30, per protestare contro il Governo per aver tolto i fondi agli abruzzesi per darli alle autostrade, che dice a un Ministro che sbaglia a usare i Fondi per lo Sviluppo e la Coesione per finanziare le opere di Autostrada dei Parchi, ma è lo stesso Lolli che approva la delibera per assegnare spontaneamente quei fondi alle autostrade, è quantomeno un presidente che appare 'incoerente'. Poi ci si dirà: l'Abruzzo darà 47 milioni di euro e il resto li metterà la Regione Lazio perché sappiamo noi le opere che non partiranno, quindi, aggiungiamo noi, non è vero che la cassa del 2018 e del 2019 è impegnata, ma soprattutto il Ministro Toninelli non discute con il consigliere regionale Marcozzi le opere più o meno importanti. Noi condividiamo Zingaretti quando dice che le Autostrade sono dello Stato e alla loro manutenzione deve pensare lo Stato. Non basta: pensiamo che dei 250 milioni, circa la metà, 110 milioni di euro, siano vincolati sul fondo del contenzioso aperto da Anas per lo storno dei contributi anno 2015-2016. Oggi vi è un ultimo e ulteriore punto della soccombenza della nostra Regione che dimostra, ancora una volta, che a Roma l'Abruzzo non conta nulla, né col Pd né col Movimento 5 Stelle: con l'approvazione della finanziaria, si è stabilito che alle opere di riqualificazione l'Abruzzo contribuirà coprendo l'80 % delle spese e la Regione Lazio solo il 20 %, sulla base dell'algoritmo dei chilometri in cui l'autostrada ricade sull'Abruzzo o sul Lazio, algoritmo sbagliato perché è evidente che il 95 % del traffico veicolare merci e passeggeri è sull'attrattore Roma città. Tutto questo dimostra che la pentola della frittata l'ha forgiata D'Alfonso, ma il coperchio l'hanno messo i 5 Stelle e insieme hanno partorito una pessima pagina per l'Abruzzo: noi oggi chiediamo perché dobbiamo anticipare noi i soldi per l'Autostrada? Se è un'infrastruttura dello Stato, al pari del Ponte Morandi, perché quella ristrutturazione deve pagarla la Regione mentre il Morandi lo ricostruisce lo Stato? Oggi c'è un'unica cosa da fare: modificare il Decreto Genova. Dobbiamo cancellare quella delibera 499 in cui il duo D'Alfonso-Lolli ha detto allo Stato che glieli davano loro i soldi per le opere, e poi la lettera in cui D'Alfonso il 31 luglio scorso riscrive per dire che quei fondi dovevano essere restituiti in un paio d'anni. E giustamente il Ministero ha ringraziato, mentre il Presidente della Regione Lazio, mettendo le mani avanti, ha garantito solo il 20% del fondo, scaricando sull'Abruzzo l'80% della spesa e della competenza. E va cancellato quel Decreto che condanna l'Abruzzo a subire 2 anni di ritardo nell'avvio delle opere di crescita economica, quindi se vogliamo fare un ponte, o strade efficienti o ferrovie funzionali, l'Abruzzo deve aspettare due anni, e questo è lo splendido risultato del consigliere Marcozzi. Noi – conludono Febbo e Sospiri - non lo accettiamo: i fondi, i 250 milioni di euro, vanno rimessi subito nel Decreto Genova". (com/red)