Bracco:“Libera a Chieti ricordando Attilio Romanò”

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(06/12/2017 - 16:24)

(ACRA) - "Essere ammazzato a 29 anni senza pietà alcuna. Cinque colpi di pistola andati tutti a segno. Un'esecuzione. La colpa? Trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato ed essere scambiato per un'altra persona. Un destino tragico quello di Attilio Romanò la cui memoria però, a oltre un decennio di distanza dalla sua barbara uccisione, sarà degnamente onorata per il fatto che l'altro ieri è stata inaugurata a Chieti la sede di Libera, storica associazione fondata da don Luigi Ciotti che da moltissimi anni si batte contro il cancro rappresentato dalle mafie. Sede chietina che è stata intitolata proprio ad Attilio Romanò". E' questo parte del commento che il Consigliere Leandro Bracco ha diramato stamane e che riguarda una nobile iniziativa che ha preso ufficialmente vita lunedì sera a Chieti quando è stato inaugurato il presidio chietino di Libera. "Era l'inverno del 2005 – spiega l'esponente di Sinistra Italiana – e nel Napoletano imperversava la faida tra il clan camorristico dei Di Lauro e la cosca dei cosiddetti Scissionisti. Proprio quei dodici mesi targati 2005 furono terrificanti. I morti ammazzati raggiunsero la spaventosa cifra di circa 100. Uno ogni quattro giorni. Proprio i Di Lauro decisero di punire con la morte i loro ex alleati che nel frattempo avevano deciso di essere indipendenti. La punizione mortale – prosegue Bracco – sarebbe dovuta toccare anche a Salvatore Luise, nipote di Rosario Pariante, camorrista passato dai Di Lauro agli Scissionisti". "Lo stesso Luise – riferisce il Consigliere regionale – era titolare di un negozio di telefonia e nell'ambito di questa attività aveva un socio: Attilio Romanò. E' la mattina del 24 gennaio 2005. Siamo a Capodimonte, frazione di Napoli. Attilio, 29 anni e sposato da appena tre mesi, è solo in negozio. Il suo socio Salvatore Luise è impegnato altrove. Il killer entra in azione. Si chiama Mario Buono ed è da poco diventato maggiorenne. Fa il suo ingresso nel locale e senza avere la certezza che la persona che sta per uccidere sia realmente quella che i boss gli hanno dato ordine di eliminare, esplode contro Romanò cinque colpi di pistola che nel giro di pochi attimi gli troncano la vita. Un innocente che nulla aveva a che fare con gli ambienti torbidi e bestiali di matrice mafiosa. Un innocente neanche 30enne la cui esistenza viene ferocemente e spietatamente interrotta. Una morte che lascia nel dolore più lancinante e nella disperazione una giovane donna sposata da appena novanta giorni". "I complimenti più sinceri e il mio augurio più autentico di buon lavoro – sottolinea Bracco – a tutte le persone che a partire da lunedì scorso si stanno impegnando e si impegneranno per gettare a beneficio della collettività moltissimi semi improntati alla giustizia, alla lotta senza quartiere alle mafie e alla diffusione della cultura della legalità. Il mio più convinto e sentito grazie va inoltre a quella persona straordinaria il cui nome è don Luigi Ciotti. Un sacerdote che da decenni sta dedicando tutto se stesso per aiutare gli strati sociali più a rischio della popolazione. Un uomo eccezionale – conclude Leandro Bracco – che ha dato dimostrazione del proprio rilevantissimo spessore umano dedicando la propria esistenza al miglioramento della società". (com/ndl)